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La
chiesa perde la funzione di parrocchia nel XVI secolo, quando cioè viene
realizzata quella in onore di S. Vincenzo Martire (santo “importato”
dalla Spagna); quest’ultimo evento segna fondamentalmente il trapasso
dall’egemonia di Bisanzio a quella iberica, infatti la venerazione per San
Nicola, originario della Licia (Paese della Turchia, vale a dire di quella
terra un tempo denominata “Anatolia”), fu probabilmente introdotta in
Sardegna – e anche a Orroli – dai Bizantini , i quali erano a diretto
contatto con la penisola anatolica (trovandosi Bisanzio, loro “città-madre”,
nell’Ellesponto). Intorno alla vita del santo sono sorte numerose leggende,
tanto che i dati certi riguardanti la sua esistenza sono poco numerosi; in
particolare si sa che visse nel IV sec. d. C. e fu vescovo di Mira. Secondo
la tradizione avrebbe donato la dote a tre fanciulle, consentendo loro di
sposarsi e salvandole dalla vita dissoluta alla quale erano destinate. E’
stato probabilmente questo episodio a originare la credenza che san Nicola
favorisse i matrimoni : a questo scopo le ragazze nubili del paese ne
scuotevano il simulacro.
Attraverso il paragrafo 8 delle Respuestas veniamo a conoscenza del fatto
che a fine ’700 si compisse una processione in onore del Santo, mentre il
paragrafo 2 dello stesso scritto ci informa (indirettamente) di un duplice
festeggiamento; sembra dunque che la situazione sia rimasta invariata nel
corso dei secoli: ancora oggi, infatti, il 6 dicembre si celebra la messa in
onore del Santo, nel giorno indicato dal calendario ufficiale come quello
della sua festa, mentre il 25 maggio la messa è preceduta da una
processione alla quale partecipano cavalli, buoi aggiogati, trattori
addobbati, oltre – naturalmente – ai fedeli a piedi e alla statua del
santo. Gli anziani del paese
ricordano che nella prima metà del secolo scorso alla processione
prendevano parte quasi 100 cavalli e 30\40 buoi aggiogati (adornati di
tappeti sulla groppa i primi, arance e fiori tra le corna i secondi), con
grande concorso di gente dai paesi vicini. Si trattava di una festa
particolarmente sentita, che prevedeva lo svago dei partecipanti attraverso
balli tenuti nel sagrato della chiesa per tutta la serata del 25 maggio.
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Tutti gli abitanti del rione prospiciente la chiesa si impegnavano a pulire
le strade in prossimità di questa, mentre la buona riuscita della sagra era
affidata a un obriere di sesso maschile, che provvedeva (in parte a proprie
spese, in parte con i soldi raccolti mediante una questua)
all’organizzazione dei balli e alla distribuzione di dolci e caffè a
coloro che partecipavano alla processione. Proprio il rientro della
processione costituiva il momento culminante della festa, quando il
sacerdote benediceva gli animali presenti: in periodi di povertà quale
quello a cui le notizie si riferiscono (prima metà del Novecento), quando
bastava poco perché il raccolto di un anno di lavoro andasse perduto, far
benedire i propri animali equivaleva quasi a “vaccinarli” contro ogni
genere di malanno. |

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A dicembre i festeggiamenti avvenivano in tono decisamente minore: la notte
tra il 5 e il 6 nel piazzale della chiesa si accendeva un falò con legna
donata da volontari del paese. Il giorno successivo si celebrava la messa e
si portava il santo in processione, senza che né buoi né cavalli vi
partecipassero. La
forte religiosità dell’epoca e la grande venerazione per il santo
si manifestavano, oltre che nel prendere parte alla processione,
mediante la partecipazione alla novena, che – a maggio – riuniva
in chiesa un numero consistente di fedeli, e – soprattutto –
nell’invocare San Nicola affinché guarisse da malanni di vario
genere quanti gli offrivano ex voto di cera raffiguranti le parti
del corpo sofferenti.
Grazie a un’opera della metà dell’Ottocento apprendiamo che
durante i festeggiamenti (probabilmente nel mese di maggio) aveva
luogo una fiera, che, col passare dei secoli, ha lasciato il posto a
un numero sempre minore di venditori ambulanti di dolciumi.
Una particolarità è riferibile, più che al culto del santo, alla
chiesa a lui dedicata: sono numerose le persone che ricordano storie
di “fantasmi”, visioni, ombre e apparizioni “avvenute” in
prossimità della chiesa; tutti inoltre sono a conoscenza
dell’utilizzo del sagrato a scopo cimiteriale, destinazione comune
ad altri edifici sacri del paese, sui quali – tuttavia – la
memoria popolare non ha conservato notizie in proposito. Da rilevare
inoltre il fatto che, nonostante sia passato in secondo piano con
l’arrivo degli Spagnoli, il culto per il primo protettore del
paese non sia stato comunque abolito o obliato.
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